domenica 29 marzo 2009

amor, che a nullo amato amar perdona...

...Amor, che a nullo amato amar perdona...Amore non perdona, non esonera alcuno che sia amato dal riamare, chi è amato deve riamare; sentenza universale in cui l’amore si afferma come fatale, all’amore si deve rispondere con l’amore.

Qualcuno la penserà sicuramente in maniera diversa, e magari vedrà in queste parole solo una buona armonia, ma secondo voi da dove è partito un personaggio come il nostro poeta per arrivare a questa conclusiva frase ad effetto?
io ci ho pensato molto e da aspirante scrittore mi sono immaginato Dante.
Convinto che ciò che spinge l'essere umano al delirio di un foglio è spesso l'angoscia e il tormento, ma solo perche ci farebbe sentire in colpa rubare del tempo ai momenti di gioia per andare a scrivere, ho voluto provare a riformulare la frase da un'altro punto di vista, cercando di non alterarne il senso:
"non è possibile provare amore nei confronti di chi non ti ama" e credo che più o meno sia stata questa la deduzione iniziale da cui poi Dante a tirato fuori la sua più poetica visione dell'amore. Io credo che Dante, esaminando la qualità dei sentimenti che noi definiamo con la parola amore, rivolti verso chi non ci ama, gli abbia meglio qualificati, a seconda dei casi, in odio, rancore, stima, affetto, gelosia, desiderio del possesso, egoismo, me ne vengono più negativi che positivi, ma comunque, e spero ne conveniate anche voi, non è possibile definire amore un sentimento unilaterale. Questo, secondo me è l'esatto punto in cui Dante a iniziato a chiedersi come fare ad usare, e bada bene, a celare, questa sua realtà cosi agghiacciante parlando però di due che si amavano pure dopo la morte.
Voglio provare a dispiegarla ancora: "le gioie dell'amore si manifestano con la condivisione del sentimento, il venire meno di uno nella condivisione pone il sentimento dell'altro nell'ordine di un qualunque sentimento che non sarà mai amore" penso che questa fosse l'idea che girava per la testa di Dante in quei giorni. cosa non darei per chiederglielo.
"Qui non c'e amor, ma se lei m'amasse" e magari, come è sempre per chi scrive, tutto ruota attorno alla propia musa che per Dante era Beatrice. Non è profonda quanto quella di Dante, ma spero possiate apprezzare: mi sono un tantino impegnato. Sarebbe corretto allora se dico:
"la forza dell'amore si fa viva quando ogni persona amata a sua volta ricamba e impedisce a chi non è amato di potere soffrire di esso". questo sempre io nei panni del sommo poeta, magari, prendendo un po spunto dal mio rapporto con Beatrice. Da qui al completo abbandono dell'idea iniziale per un più soffisticato e utile gioco di parole il passo è breve, ma chi sa se magari dietro quella frase c'è solo il rammarico per l'impotenza di amare.